Rotture

Ieri sera in Consiglio Comunale si è vissuta una serata di fibrillazioni terminate in plateali spaccature. Una annunciata, l’altra a sorpresa.

Annunciato era l’abbandono, da parte della consigliera Minucci, del gruppo M5S per confluire nel nascituro gruppo misto. Minucci, che a seguito di varie modifiche statutarie dell’organizzazione grillina in cui lei non si riconosce più, ha spiegato all’assemblea (quasi come fosse un uditorio congressuale) che l’attuale m5s non ha più molto a che fare con quello che era al momento delle elezioni amministrative sangiulianesi e per questo auspicava che gli altri componenti del gruppo Giuliani e Marrocu, qualora non si smarcassero dalla controrivoluzione della casaleggio e soci, cambiassero casacca. In assenza di ciò si è trovata costretta lei, con profondo rammarico e disagio lasciato trasparire dal suo intervento fra il tecnico giuridico ed il melanconico, lasciare il Movimento.

Insomma un congresso politico trasportato nelle istituzioni. Gli altri tutti spettatori.
La seconda spaccatura, molto più seria e importante, si è  manifestata nel gruppo consiliare Democratico.

All’ordine del giorno del Consiglio c’era, oltre ad altri provvedimenti inseriti nel piano triennale dei lavori pubblici, la proposta di delibera della Giunta per l’assegnazione della sostituzione e  manutenzione degli impianti di illuminazione pubblica e riscaldamento e la fornitura di energie ad una società privata, una multinazionale francese attiva nel settore energetico. Il colosso francese di è fatto avanti attraverso una manifestazione di interesse che si dovrà quanto prima trasformare in un bando di assegnazione.

Il percorso di questa proposta di giunta non è stato sicuramente ben gestito all’interno della maggioranza sangiulianese ed in più, diverse problematiche giuridiche (parere dei sindaci revisori condizionato all’avvocatura e un ricorso al TAR già presentato da società concorrenti) hanno portato la maggioranza a vacillare sotto le continue richieste delle opposizioni di rinviare la pratica ad un consiglio successivo, dando il tempo alle opposizione di poter analizzare anche i documenti consegnati durante la seduta del consiglio comunale e a consentire approfondimenti e verifiche quanto mai necessari.


Quando alla prima votazione, sulla richiesta di rinvio che veniva dai banche delle opposizioni, in tre del PD si sono astenuti nel merito della pratica si è palesata la contrarietà sul tema da parte di alcuni consiglieri; contrarietà che si è concretizzata con la spaccatura tra il gruppo consiliare e la giunta Di Maio quando, a fine discussione, il segretario/consigliere del partito democratico sangiulianese Cecchelli ha fatto propria la richiesta di rinvio della votazione di 15 giorni  per gli approfondimenti necessari.
La cosa non solo ha tracciato un solco profondo tra giunta e gruppi di maggioranza, provocando facce tese e fibrillazioni, ma non ha nemmeno permesso al sindaco Di Maio di intervenire chiudendo lì la pratica e mettendo in serio rischio la possibilità di poter dar avvio ad iniziative pubbliche necessarie quanto programmate (ripristino dei muri a secco sul monte pisano, cassa di laminazione a Metato e impianto di fito-depurazione a Pugnano).

Non tutto il male vien per nuocere, almeno per noi. Abbiamo colto al balzo l’occasione del rinvio e la riapertura del confronto chiedendo, una volta finalmente in possesso di tutte le carte (anche se i quindici giorni promessi sono oggettivamente pochi), la convocazione dell’Avvocatura del comune al fine di chiarire termini e soggetti coinvolti nel contenzioso ma soprattutto i soggetti che sino ad oggi si sono occupati della manutenzione “energetica” del nostro comune, ovvero GESTE, sia nel management che nelle rappresentanti sindacali. Il cruccio più grande infatti è quello che, una volta privatizzato il servizio ed esternalizzate le lavorazioni, a farne le spese saranno proprio coloro che questo lavoro lo svolgono naturalmente per conto del comune. Sosteniamo infine, ma non per ultime, le nostre perplessità circa la convenienza ed opportunità del piano economico (puramente teorico ad oggi) che ci lega per 25 anni ad una società che si prenderà dai sangiulianesi circa 20 milioni di euro. Vogliamo vederci molto, molto più chiaro e dare il nostro contributo!

Beffati

Alla fine il buon padrone che gestiva l’azienda e la crisi come un padre di famiglia pare si sia fatto gioco di tutti e l’ha spiazzati.
Non abbiamo in questo momento tutte le conoscenze per esprimere pareri o giudizi all’altezza della beffa che la proprietà del Molino Rossi ha rifilato; da qualche settimana non abbiamo più avuto modo di stare nel problema.

Dai lavoratori da un po di tempo ci arrivavano raccomandazioni alla calma, di tranquillità; dalle istituzioni non se ne parla: amministratori locali, regionali, politici … “è tutto sotto controllo” era il refrain.
A noi, che siamo sempre additati come allarmisti, che non abbiamo mezze misure nel giudicare e nello schierarci, certi segnali sin dall’inizio di questa vertenza non ci piacevano per niente; ed abbiamo cercato con modestia ed attenzione di far diventare le nostre preoccupazioni quelle di tutti.

Supportati anche dalla camera del lavoro di Pisa, che continuamente spronava alla massima mobilitazione i lavoratori, l’idea che la proprietà fosse “il buon padre di famiglia” che stava facendo anche gli interessi dei suoi operai non ci ha mai accalappiato.

Ma come sempre i “voi siete sempre sull’aventino” ,i “ non preoccupatevi, c’è il tavolo regionale, ci si sta lavorando, …” si sprecavano.

Pronti: farina negli occhi a tutti e tutti a casa. Lettere di licenziamento in consegna in queste ore…

La lotta. In questa fase storica non c’è altro che riprendere la lotta di classe, altro che padre di famiglia. “La famiglia ce l’avete a casa, non in fabbrica” scandì dal microfono la sindacalista agli operai.

“Ai nostri posti ci ritroverai […]”

Non ha la magliettina “alla Auschwitzland” in stile Disneyano e nemmeno i paramenti sacri delle milizie del fascio la parlamentare Legnaioli da Cascina quando si lascia fotografare distrattamente sotto a un albero del Cottolengo.

Sorridente, ditino alzato ad ammiccare a quanto poteva essere e non è stato.

Di nascosto si è presentata al centro per i migranti (sicuramente chiamata da qualche amico prefettizio o da qualche “volontario” che mangia e sputa dal solito piatto – ce ne sono quanti ne vuoi) per avviare il solito balletto della miseria.

Si prende un negretto (chi se ne frega se è malato), se ne racconta la barzelletta (di un uomo che si voleva suicidare) e si attende che la marea delle cloache umane cominci a riversare i commentini più assurdi sotto la foto patinata della Parlamentare che ha già messo nel mirino San Giuliano. Lei e l’amico Ziello, quello che alla biciclettata fascista si trovò “allegramente” compresso sulla via san Iacopo dai cittadini di San Giuliano e di Pisa che alle sue merdate avevano detto NO in forze!

Fermo immagine, pausa. Un uomo si voleva suicidare, un uomo malato. Inutile aggiungere altro, ogni strumentalizzazione è da sciacalli, non cederemo a queste bassezze.

I due eroi, che sicuramente si prenderanno San Giuliano (se anche San Giuliano si abbandonerà a questa disumana corsa all’obbrobrio), ci dicono che chiuderanno il Cottolengo, la “piaga più grande aperta nel cuore del comune termale” mettendo fine al mangia mangia dell’accoglienza messa a reddito. La stessa accoglienza che, con l’altra mano, alimentano con scelte politiche scellerate. Il giorno che scendemmo in strada contro gli spostati della biciclettata il nostro striscione urlava il dissenso contro l’intolleranza e contro l’accoglienza che costringe nei ghetti le persone. Le persone che a San Giuliano passano per fuggire altrove.

Quelli che restano ci danno ogni settimana il segno tangibile della loro disponibilità ad integrarsi concorrendo al bene delle nostre frazioni e scendendo in campo nelle nostre associazioni e nelle realtà che gli hanno aperto le braccia senza niente in cambio.

Quell’accoglienza che funziona, quella diffusa, quella di Mimmo Lucano a Riace per intendersi è per voi il mostro da abbattere perché riesce in un colpo solo a dimostrare che ciò che usate come problema e volano di consensi (grazie alla complicità dei mezzi d’informazione) può essere, volendo, una forma di rilancio per molte realtà italiane e può favorire un’integrazione necessaria per fronteggiare il dramma di migliaia di poveri “ecce homo”.

Quando tornerà a San Giuliano abbia il buon cuore di dircelo. Ci saremo di nuovo. Oggi come molti anni fa a spiegarle tutto di nuovo, financo a farla tornare a guardare al mondo alla rovescia.

Se può si vergogni.

Operai al centro della piazza, l’affetto dei concittadini intorno

La serata di giovedì scorso, 30 agosto, che abbiamo organizzato come L’Altra San Giuliano e “Il Circolino” arci di Molina di Quosa, aveva ottime premesse. Tant’è che al momento della raccolta delle prenotazioni per la cena di solidarietà abbiamo dovuto ben presto negarle ai molti che telefonavano per la mancanza di spazi. In pochissimo tempo è stato raggiunto il numero massimo di contenimento della piazza.
Ma un’altro segnale di vicinanza ai lavoratori a quel punto è arrivato: in molti e molte hanno deciso di versare comunque la quota di partecipazione nonostante l’assenza forzata
I lavoratori del Molino Rossi sono dei nostri paesi, tutti li conoscono, tutti sentono il loro momento di estrema difficoltà e così il voler sapere, il voler capire è stato proprio alla base di questa serata di solidarietà.
Serata divisa in due momenti: alle 18,30 una tavola rotonda in cui molte delle realtà politiche e sociali che animano il tessuto sangiulianese hanno dapprima ascoltato la storia del declino finanziario della gestione del Molino Rossi per la viva voce dei lavoratori e di seguito hanno preso l’impegno solenne di provare, con ogni metodo, a far fronte alle necessità per riattivare quella fabbrica e salvare quei posti di lavoro.
A seguire la cena di solidarietà: oltre 170 persone ai tavoli per un contributo netto di 2068,00 €
Ma la cifra che andrà ai lavoratori presumiamo che aumenterà considerato che anche in queste ore i contributi sono continuati ad arrivare.

Dato il nostro compito di organizzatori, ci spetta di ringraziare tutti coloro che a questa serata hanno contribuito ed in primis i molti dei fornitori dei cibi, coloro che hanno messo a disposizione alcune attrezzature come la parrocchia , così come i volontari delle nostre due organizzazioni che hanno servito ai tavoli e lavorato in cucina.
Un ringraziamento particolare va alle organizzazioni che hanno dato un contributo economico come il Comitato della Festa dell’Olio e della Castagna di Molina, il circolo Democratico di Pappiana e il direttivo del Circolo Arci di San Giuliano: cifre importanti soprattutto per il loro significato di solidarietà e partecipazione.
Il ringraziamento ovviamente più importante e sentito va ai lavoratori e alla rappresentante sindacale che con loro ha avviato questa vertenza, questa lotta per la difesa del posto di lavoro.
Un grazie per aver risposto con partecipazione e vero coinvolgimento a questa nostra idea maturata dall’ascolto di un territorio.
Per quanto ci riguarda già dalla mattina successiva al presidio che hanno indetto davanti ai cancelli del molino, siamo stati con loro e lo saremo in ogni altra iniziativa che decideranno di assumere. Nelle nostre possibilità, sociali, istituzionali e politiche, continueremo ad impegnarci ed attivarci perché quei granai ora vuoti si riempano e dalle macchine esca farina.
Perché una crisi creata dalla proprietà non si scarichi sui lavoratori; perché il molino, essendo l’ultima attività produttiva significativa rimasta sul territorio sangiulianese, non faccia la fine di tutte le altre.

Contributo agli affitti: cancellare le norme discriminatorie e nuovi bandi applicando la sentenza della Corte Costituzionale

Il diritto all’abitare come dovrebbero sapere tutti coloro che legiferano e amministrano, è tutelato dalla nostra Costituzione attraverso l’Art 47 e negli anni confermato con sentenze della Consulta ** che richiamano costantemente i trasgressori al rispetto.

Oggi nuovamente la Corte Costituzionale è dovuta intervenire per ribadire i principi costituzionali, (ricordiamo confermati nel referendum dalla stragrande maggioranza del popolo italiano di appena 18 mesi fa ) esprimendosi su una norma intervenuta nel 2008 concernente le modalità per l’accesso al contributo all’affitto. Ciò è avvenuto al fine di garantire l’adeguato sostegno al diritto alla casa individuato oltre che con la disponibilità di case popolari, con l’istituzione da parte di comuni e regioni, di fondi per contribuire alle spese per l’affitto per le persone/famiglie in disagio economico.

Nel 2008 purtroppo e illegalmente vengono introdotti attraverso uno specifico articolo del DL 112, elementi discriminatori nelle modalità di accesso a questi contributi, prevedendo che per i cittadini non appartenenti alla comunità europea, fosse presente un requisito legato alla residenza; sostanzialmente si introduce nella legge, già nel 2008, il concetto – incostituzionale – ormai non solo di moda leghista del “prima gli italiani”.

La Corte Costituzionale con sentenza n. 166 del 2018 lo ha ritenuto illegittimo *** ed in contrasto con l’Art 3 della Costituzione riconoscendolo irragionevole nei modi e anticostituzionale nella sostanza, in barba a chi continua a farne una permanente campagna elettorale, ma anche un “richiamo” per tutte le amministrazioni comunali, come anche quelle della nostra provincia, che hanno pubblicato il bando per l’erogazione del contributo affitto richiedendo tra gli altri requisiti anche quello della c.d. residenza storica.

La sentenza della Corte richiama inoltre chi governa a livello nazionale e locale al rispetto dei principi costituzionali, distinguendosi fortemente da quanti alimentano politiche razziste e “divisive” anziché rimuovere anche attraverso investimenti pubblici le cause che alimentano il disagio o attuando strategie per sostenere maggiormente tutti i cittadini, senza distinzioni.

Con questa lunga premessa motiviamo il nostro sostegno ai sindacati degli inquilini che in questi giorni contestano questi bandi per il contributo all’affitto e annunciamo che nei prossimi giorni depositeremo atti nei comuni interessati – anche attraverso gli amministratori che fanno riferimento alla nostra area politica/istituzionale – per chiedere l’annullamento e la riformulazione con la riapertura dei termini.

 

Richiamiamo anche al senso di responsabilità le amministratrici e gli amministratori che qualora perseverassero nell’intento discriminatorio e non modificassero i bandi, potrebbero, alla luce di questa sentenza, essere giustamente coinvolti in una atti giuridici da parte di coloro ingiustamente esclusi. Iniziative che sosterremo, promuoveremo, solleciteremo.

**: “è doveroso da parte della collettività intera impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione” (n. 49/1987);

Il diritto all’abitazione rientra infatti, fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione” (Corte cost., sent. n. 217 del 1988);

Creare le condizioni minime di uno Stato sociale, concorrere a garantire al maggior numero di cittadini possibile un fondamentale diritto sociale, quale quello all’abitazione, contribuire a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana, sono compiti cui lo Stato non può abdicare in nessun caso” (Corte cost. sent. n. 217 del 25 febbraio 1988);

“indubbiamente l’abitazione costituisce, per la sua fondamentale importanza nella vita dell’individuo, un bene primario che deve essere adeguatamente e concretamente tutelato dalla legge” (sentenza n. 252 del 1983)

 

*** : art. 11, comma 13, dl 112/2008 (convertito con modificazioni dalla Legge 133/2008): “ i requisiti minimi necessari per beneficiare dei contributi integrativi (…) devono prevedere per gli immigrati il possesso del certificato storico di residenza da almeno dieci anni nel territorio nazionale ovvero da almeno cinque anni nella medesima regione”

Rifondazione Comunista Pisa, Una città in comune, Possibile, L’Altra San Giuliano