Scriviamo assieme il futuro di San Giuliano!

Dopo molti incontri, alla ricerca di una sintesi che possa consentire alla sinistra comunista di tornare ad amministrare il comune di San Giuliano, siamo giunti alla fase di scrittura del programma vero e proprio.

Dopo aver gettato le basi sia di indirizzo che di garanzie, la fase della costruzione programmatica, se enuncerà gli elementi significativi per incidere sulle cause che hanno portato sempre più i cittadini ad assegnare la propria rappresentanza alle destre, potrà essere l’atto che sancirà l’accordo tra le forze che hanno sostenuto la giunta Di Maio e la sinistra comunista sangiulianese.

Sabato prossimo (16 marzo – Presso il Circolo ARCI di Pappiana n.d.r.) dedicheremo una giornata al recepimento delle idee e delle proposte, al confronto ed alla stesura della prima bozza di programma; Giornata che potrà vedere, oltre ai rappresentanti delle forze politiche che fino ad oggi si sono confrontate, la partecipazione di tutte e tutti i cittadini che, pur non avendo appartenenza organizzata, vogliono dare un contributo di idee e programmatico riconoscendosi nella sinistra di sangiuliano.

I temi che affronteremo contemporaneamente su vari tavoli sono diversi ed inoltre saremmo ben lieti di recepire suggerimenti ed allargamenti che verranno da chiunque voglia intervenire.


Come “Altra San Giuliano” nutriamo molte aspettative da questa fase e invitiamo pertanto i sangiulianesi di sinistra a partecipare alla giornata che organizziamo ormai da tempo.

La nostra disponibilità ad accogliere le espressioni della sinistra sangiulianese sono state fin qui tutte esercitate; lo abbiamo fatto con lo spirito unitario che ci ha sempre contraddistinto e per evitare divisioni personalistiche e di organizzazione. La speranza, giunti alla fase finale del confronto, è che anche coloro che si rifanno alle idee di altre organizzazioni di sinistra facciano altrettanto, unendosi per una rappresentanza che a San Giuliano abbia un’unica lista ed un unico simbolo alle elezioni di maggio.

Ripicche, dictat, personalismi e presunzione non appartengono a “L’Altra San Giuliano”.

Responsabilità e garanzie, la scelta de L’Altra San Giuliano

Abbiamo lottato, negli ultimi anni, in tutte le sedi istituzionali e sul territorio per rivendicare diritti, inclusione e solidarietà per i sangiulianesi. Non abbiamo fatto classifiche dei bisogni dei nostri concittadini e non abbiamo, mai, fatto la selezione dei problemi in base alla provenienza.
Eravamo sugli sfratti come sui presidi dei lavoratori, sui temi ambientali come su quelli etici. Abbiamo fatto il nostro lavoro di opposizione consapevole e propositiva, proprio perché l’idea di un’altra San Giuliano possibile l’abbiamo fatta nostra ed abbiamo visto che è veramente a portata di mano.
Non ci siamo chiusi, mai. Abbiamo sempre ascoltato le richieste delle cittadine e dei cittadini ed anche oggi abbiamo tutta l’intenzione di farlo!
E’ inutile nascondere che in questi mesi l’appello più forte che abbiamo raccolto è quello di scongiurare l’abbandono del nostro comune alla miseria della Lega o all’incompetenza del movimentismo né di destra né di sinistra (e quindi, inevitabilmente, di destra).
In molti ci hanno chiesto di intavolare un confronto con l’attuale maggioranza per fissare il limite di un argine che San Giuliano non può permettersi di veder cadere.
Proprio con questo senso di responsabilità, di cui ci siamo sentiti investiti, abbiamo nelle scorse settimane avviato una riflessione interna alla nostra lista ed abbiamo stabilito i primi contatti con i rappresentanti attuali della maggioranza.
Ci siamo presentati senza alcun veto e senza nessuna preclusione. Abbiamo ribadito la necessità di cambiar rotta, modi e tempi saranno discussi a tempo debito.
Però non eravamo soli nel fare tutto questo. Ci siamo portati dietro l’idea di una San Giuliano diversa. Di un Comune che non svende più il proprio patrimonio e non mortifica le sue forze più attive; che non depaupera i propri lavoratori e servizi, che non si abbandona alla deriva anti-poveri, che non regala niente ai costruttori e alle banche, che non rinuncia a curare a dovere il territorio e l’ambiente; che non gestisce più illogicamente le proprie realtà culturali e che non si abbandona all’aggressione al tessuto associativo, la nostra vera inesauribile ricchezza!
Abbiamo pensato che fosse giusto chiudere con la “solita San Giuliano” e scrivere un capitolo nuovo.
La nostra proposta non è stata respinta; l’impressione che molto non vada è nella testa di tutti e tutte.
Le prossime settimane saranno decisive. Abbiamo bisogno del contributo e del sostegno di tutti i cittadini che vogliono premiare la coerenza di un percorso e la garanzia di integrità di chi vorrà portarlo avanti.

Rilanciare la “macchina”. Lo stanno facendo nel modo sbagliato!

E’ noto a tutti che l’Amministrazione sangiulianese sul tema lavoro non abbia certo brillato ma, se nel caso del molino Rossi o dell’hotel Granduca la giunta Di Maio può accampare attenuanti sul piano della propria responsabilità, là dove il lavoro dipende direttamente dall’Amministrazione, le attenuanti non ci sono e le responsabilità della vertenza in corso sono tutte in capo all’AC.

Ricordiamo che dal 2012 qualcosa si è rotto nei rapporti tra dipendenti comunali e Amministrazione; da quando, a causa dell’uscita dal patto di stabilità, i dipendenti, tra l’altro non responsabili dell’accaduto, ne hanno subito le conseguenze più negative e ad oggi non vedono ancora ristabilita la normalità.
Da quando si è insediata l’attuale Amministrazione le cose non sono poi migliorate per i lavoratori anzi, a nostro avviso, dando seguito al mantra che i dipendenti pubblici siano un peso, sono state fatte scelte punitive nei loro confronti .
E così ci risulta che nell’ultima assemblea dei lavoratori, tra l’altro molto partecipata, siano emersi molti problemi: da quasi un decennio non si fanno progressioni di carriera, non si assume nessuno a fronte di pensionamenti e mobilità esterne che hanno ridotto il personale di diverse unità in cinque anni e nello stesso tempo si chiede sempre di più ai lavoratori in termini di prestazioni, spesso dietro minaccia di provvedimenti disciplinari.
Quando poi si parla di erogare il salario accessorio allora la situazione diventa insopportabile, non si fanno le valutazioni o si fanno in fretta e furia senza seguire i procedimenti stabiliti, senza dare ai dipendenti la possibilità di un confronto previsto, tra l’altro, dai regolamenti approvati unilateralmente dalla stessa Amministrazione.
Si può tranquillamente constatare che la politica del personale di questa Amministrazione è inesistente come inesistenti sono le relazioni sindacali; ci si muove solo ed esclusivamente all’insegna del risparmio rincorrendo il pareggio di bilancio, anche sulle spalle dei lavoratori.

Non è un caso infatti che l’assessore al personale nonché vicesindaco sui giornali e in pubbliche assemblee si sia spinto ad elogiare la politica di questa Amministrazione che, “pur potendo”, non ha licenziato nessun lavoratore in questi cinque anni.
Ed è solo da apprezzare la scelta di questi giorni dei dipendenti di manifestare pubblicamente, con un articolo sulla stampa in cui si denunciano i comportamenti di questa Amministrazione, l’esigenza forte di uscire allo scoperto.
A fronte di ciò il tavolo trattante è stato abbandonato dalle RSU e dalle OOSS perché non ci sono ancora le condizioni minime per addivenire ad accordi e per ristabilire le giuste relazioni sindacali. Cosa che, nel rispetto delle competenze, auspichiamo e lavoreremo affinché avvenga quanto prima.

Altrimenti noi, convinti che il personale dipendente debba essere e sentirsi tutt’uno con le Amministrazioni locali per il rilancio della cosa pubblica, lavoreremo con questo obbiettivo in mente nella prossima legislatura quando torneremo finalmente ad amministrare il nostro comune.

Nessuna Rivoluzione, è una privatizzazione bella e buona!

“Via libera alla rivoluzione dell’illuminazione pubblica” titolava un quotidiano in data 27 dicembre 2018 per rendere pubblica una scelta dell’amministrazione sangiulianese.
Ci permetta il redattore di dissentire totalmente: le rivoluzioni sono altra cosa, questa scelta a casa nostra si chiama privatizzazione, altro che rivoluzione!
Di questo, a nostro avviso, si tratta nel più grosso investimento che la giunta Di Maio sta per realizzare in questa legislatura.
L’articolo, che presumiamo sia frutto di un comunicato dell’amministrazione comunale, è pieno di dati e numeri tesi, non vi è dubbio, a trovare consenso e gratificazione dai cittadini sangiulianesi.
Ma molti altri ne mancano, molte linee guida sono taciute. Proviamo allora a segnalare qualche spunto di riflessione.

Non prima di manifestare due (nostri) pensieri: che l’impianto di illuminazione pubblica, delle fonti di calore ed illuminanti degli immobili comunali, e con essi delle scuole, siano vecchi, decrepiti e mal funzionanti non è in dubbio e che il loro ammodernamento ed efficientamento sia da rifare è urgentissimo quanto indispensabile.
Che il degrado in cui versano tali impianti sia conseguente ad una politica istituzionale che negli anni ha ridotto gli enti locali a istituzioni di mera ratifica, prive di programmazione, lasciando sempre più al privato la progettazione e la gestione dei servizi.
Detto questo vogliamo anche sottolineare che per noi le operazioni, qualsiasi esse siano, è importante come vengono fatte tanto quanto farle. Questo investimento, ovvero questa privatizzazione in maschera, lo abbiamo ritenuto davvero fatto malissimo, anzi pesantissimo per le tasche dei cittadini.
Ed allora, andando al concreto: se vi dicessimo ad esempio che a fronte di un investimento dell’azienda di 4,4 milioni di euro ( il costo dell’intera operazione) sarà ripagato con un canone annuo di 860 mila euro per 25 anni dal comune pensate che sia cosa fatta bene? Per noi no.
Se vi dicessimo che appunto l’amministrazione Di Maio ha vincolato i sangiulianesi per 25 anni ad acquistare energia elettrica e gas dal solito fornitore indipendentemente da quanto ce la faranno pagare pensate che sia cosa fatta bene? Per noi no.
Se vi dicessimo che ad aggiudicarsi il bando di tutto questo lavoro necessario quanto urgente (probabilmente) sarà una multinazionale francese che si sta ramificando nel settore delle multi-utility in diversi territori toscani pensate che sia normale ? Per noi no.
In consiglio comunale, in sede di approvazione, abbiamo cercato di portare un’idea diversa, una proposta economicamente meno penalizzante per i sangiulianesi ed alcune nostre richieste a tutela sia dei dipendenti di Geste, che sinora hanno gestito il servizio, sia per Geste stessa che perdendolo si indebolirà. Proposte sensate ed in quanto tali accolte dal Consiglio.
Così come sono state accolte alcune richieste di garanzie per il Comune; purtroppo non ci è stato possibile condividere ed approvare il progetto perché pensiamo, tra le altre cose , che vincolarsi per 25 anni in un settore dove l’innovazione corre veloce sia sbagliato.
Ma soprattutto di fronte al fatto che gli 860 mila euro l’anno potrebbero essere insufficienti visto che la libertà dei futuri aggiudicatari del bando di variare il prezzo della fornitura delle energie è stata sancita dalla maggioranza e dalla giunta Di Maio.
No, per noi non è stato possibile accettare questa privatizzazione.
Con la pubblicazione del bando da parte dell’ AC che avverrà nei prossimi giorni una esigua possibilità di toglierci da questo capestro esiste ancora; speriamo ancora che Di Maio e la sua maggioranza rivedano questo modo di procedere magari accedendo direttamente a finanziamenti per il rifacimento degli impianti e poi rivolgersi al mercato individuando il miglior offerente per la fornitura delle energie, tenendo debitamente in conto le maestranze già in forza alla società in house ed il tessuto delle aziende locali che potrebbero far ricadere investimenti ed occupazione in un ambito sociale a portata di territorio.
Facciamo anche appello ai sangiulianesi affinché si attivino insieme a noi per evitare di consegnare il più grande progetto di ammodernamento che la giunta di Maio abbia mai pensato alle tasche ed ai conti esotici di multinazionali già sufficientemente ricche.

Rotture

Ieri sera in Consiglio Comunale si è vissuta una serata di fibrillazioni terminate in plateali spaccature. Una annunciata, l’altra a sorpresa.

Annunciato era l’abbandono, da parte della consigliera Minucci, del gruppo M5S per confluire nel nascituro gruppo misto. Minucci, che a seguito di varie modifiche statutarie dell’organizzazione grillina in cui lei non si riconosce più, ha spiegato all’assemblea (quasi come fosse un uditorio congressuale) che l’attuale m5s non ha più molto a che fare con quello che era al momento delle elezioni amministrative sangiulianesi e per questo auspicava che gli altri componenti del gruppo Giuliani e Marrocu, qualora non si smarcassero dalla controrivoluzione della casaleggio e soci, cambiassero casacca. In assenza di ciò si è trovata costretta lei, con profondo rammarico e disagio lasciato trasparire dal suo intervento fra il tecnico giuridico ed il melanconico, lasciare il Movimento.

Insomma un congresso politico trasportato nelle istituzioni. Gli altri tutti spettatori.
La seconda spaccatura, molto più seria e importante, si è  manifestata nel gruppo consiliare Democratico.

All’ordine del giorno del Consiglio c’era, oltre ad altri provvedimenti inseriti nel piano triennale dei lavori pubblici, la proposta di delibera della Giunta per l’assegnazione della sostituzione e  manutenzione degli impianti di illuminazione pubblica e riscaldamento e la fornitura di energie ad una società privata, una multinazionale francese attiva nel settore energetico. Il colosso francese di è fatto avanti attraverso una manifestazione di interesse che si dovrà quanto prima trasformare in un bando di assegnazione.

Il percorso di questa proposta di giunta non è stato sicuramente ben gestito all’interno della maggioranza sangiulianese ed in più, diverse problematiche giuridiche (parere dei sindaci revisori condizionato all’avvocatura e un ricorso al TAR già presentato da società concorrenti) hanno portato la maggioranza a vacillare sotto le continue richieste delle opposizioni di rinviare la pratica ad un consiglio successivo, dando il tempo alle opposizione di poter analizzare anche i documenti consegnati durante la seduta del consiglio comunale e a consentire approfondimenti e verifiche quanto mai necessari.


Quando alla prima votazione, sulla richiesta di rinvio che veniva dai banche delle opposizioni, in tre del PD si sono astenuti nel merito della pratica si è palesata la contrarietà sul tema da parte di alcuni consiglieri; contrarietà che si è concretizzata con la spaccatura tra il gruppo consiliare e la giunta Di Maio quando, a fine discussione, il segretario/consigliere del partito democratico sangiulianese Cecchelli ha fatto propria la richiesta di rinvio della votazione di 15 giorni  per gli approfondimenti necessari.
La cosa non solo ha tracciato un solco profondo tra giunta e gruppi di maggioranza, provocando facce tese e fibrillazioni, ma non ha nemmeno permesso al sindaco Di Maio di intervenire chiudendo lì la pratica e mettendo in serio rischio la possibilità di poter dar avvio ad iniziative pubbliche necessarie quanto programmate (ripristino dei muri a secco sul monte pisano, cassa di laminazione a Metato e impianto di fito-depurazione a Pugnano).

Non tutto il male vien per nuocere, almeno per noi. Abbiamo colto al balzo l’occasione del rinvio e la riapertura del confronto chiedendo, una volta finalmente in possesso di tutte le carte (anche se i quindici giorni promessi sono oggettivamente pochi), la convocazione dell’Avvocatura del comune al fine di chiarire termini e soggetti coinvolti nel contenzioso ma soprattutto i soggetti che sino ad oggi si sono occupati della manutenzione “energetica” del nostro comune, ovvero GESTE, sia nel management che nelle rappresentanti sindacali. Il cruccio più grande infatti è quello che, una volta privatizzato il servizio ed esternalizzate le lavorazioni, a farne le spese saranno proprio coloro che questo lavoro lo svolgono naturalmente per conto del comune. Sosteniamo infine, ma non per ultime, le nostre perplessità circa la convenienza ed opportunità del piano economico (puramente teorico ad oggi) che ci lega per 25 anni ad una società che si prenderà dai sangiulianesi circa 20 milioni di euro. Vogliamo vederci molto, molto più chiaro e dare il nostro contributo!

Beffati

Alla fine il buon padrone che gestiva l’azienda e la crisi come un padre di famiglia pare si sia fatto gioco di tutti e l’ha spiazzati.
Non abbiamo in questo momento tutte le conoscenze per esprimere pareri o giudizi all’altezza della beffa che la proprietà del Molino Rossi ha rifilato; da qualche settimana non abbiamo più avuto modo di stare nel problema.

Dai lavoratori da un po di tempo ci arrivavano raccomandazioni alla calma, di tranquillità; dalle istituzioni non se ne parla: amministratori locali, regionali, politici … “è tutto sotto controllo” era il refrain.
A noi, che siamo sempre additati come allarmisti, che non abbiamo mezze misure nel giudicare e nello schierarci, certi segnali sin dall’inizio di questa vertenza non ci piacevano per niente; ed abbiamo cercato con modestia ed attenzione di far diventare le nostre preoccupazioni quelle di tutti.

Supportati anche dalla camera del lavoro di Pisa, che continuamente spronava alla massima mobilitazione i lavoratori, l’idea che la proprietà fosse “il buon padre di famiglia” che stava facendo anche gli interessi dei suoi operai non ci ha mai accalappiato.

Ma come sempre i “voi siete sempre sull’aventino” ,i “ non preoccupatevi, c’è il tavolo regionale, ci si sta lavorando, …” si sprecavano.

Pronti: farina negli occhi a tutti e tutti a casa. Lettere di licenziamento in consegna in queste ore…

La lotta. In questa fase storica non c’è altro che riprendere la lotta di classe, altro che padre di famiglia. “La famiglia ce l’avete a casa, non in fabbrica” scandì dal microfono la sindacalista agli operai.

“Ai nostri posti ci ritroverai […]”

Non ha la magliettina “alla Auschwitzland” in stile Disneyano e nemmeno i paramenti sacri delle milizie del fascio la parlamentare Legnaioli da Cascina quando si lascia fotografare distrattamente sotto a un albero del Cottolengo.

Sorridente, ditino alzato ad ammiccare a quanto poteva essere e non è stato.

Di nascosto si è presentata al centro per i migranti (sicuramente chiamata da qualche amico prefettizio o da qualche “volontario” che mangia e sputa dal solito piatto – ce ne sono quanti ne vuoi) per avviare il solito balletto della miseria.

Si prende un negretto (chi se ne frega se è malato), se ne racconta la barzelletta (di un uomo che si voleva suicidare) e si attende che la marea delle cloache umane cominci a riversare i commentini più assurdi sotto la foto patinata della Parlamentare che ha già messo nel mirino San Giuliano. Lei e l’amico Ziello, quello che alla biciclettata fascista si trovò “allegramente” compresso sulla via san Iacopo dai cittadini di San Giuliano e di Pisa che alle sue merdate avevano detto NO in forze!

Fermo immagine, pausa. Un uomo si voleva suicidare, un uomo malato. Inutile aggiungere altro, ogni strumentalizzazione è da sciacalli, non cederemo a queste bassezze.

I due eroi, che sicuramente si prenderanno San Giuliano (se anche San Giuliano si abbandonerà a questa disumana corsa all’obbrobrio), ci dicono che chiuderanno il Cottolengo, la “piaga più grande aperta nel cuore del comune termale” mettendo fine al mangia mangia dell’accoglienza messa a reddito. La stessa accoglienza che, con l’altra mano, alimentano con scelte politiche scellerate. Il giorno che scendemmo in strada contro gli spostati della biciclettata il nostro striscione urlava il dissenso contro l’intolleranza e contro l’accoglienza che costringe nei ghetti le persone. Le persone che a San Giuliano passano per fuggire altrove.

Quelli che restano ci danno ogni settimana il segno tangibile della loro disponibilità ad integrarsi concorrendo al bene delle nostre frazioni e scendendo in campo nelle nostre associazioni e nelle realtà che gli hanno aperto le braccia senza niente in cambio.

Quell’accoglienza che funziona, quella diffusa, quella di Mimmo Lucano a Riace per intendersi è per voi il mostro da abbattere perché riesce in un colpo solo a dimostrare che ciò che usate come problema e volano di consensi (grazie alla complicità dei mezzi d’informazione) può essere, volendo, una forma di rilancio per molte realtà italiane e può favorire un’integrazione necessaria per fronteggiare il dramma di migliaia di poveri “ecce homo”.

Quando tornerà a San Giuliano abbia il buon cuore di dircelo. Ci saremo di nuovo. Oggi come molti anni fa a spiegarle tutto di nuovo, financo a farla tornare a guardare al mondo alla rovescia.

Se può si vergogni.