Nessuna Rivoluzione, è una privatizzazione bella e buona!

“Via libera alla rivoluzione dell’illuminazione pubblica” titolava un quotidiano in data 27 dicembre 2018 per rendere pubblica una scelta dell’amministrazione sangiulianese.
Ci permetta il redattore di dissentire totalmente: le rivoluzioni sono altra cosa, questa scelta a casa nostra si chiama privatizzazione, altro che rivoluzione!
Di questo, a nostro avviso, si tratta nel più grosso investimento che la giunta Di Maio sta per realizzare in questa legislatura.
L’articolo, che presumiamo sia frutto di un comunicato dell’amministrazione comunale, è pieno di dati e numeri tesi, non vi è dubbio, a trovare consenso e gratificazione dai cittadini sangiulianesi.
Ma molti altri ne mancano, molte linee guida sono taciute. Proviamo allora a segnalare qualche spunto di riflessione.

Non prima di manifestare due (nostri) pensieri: che l’impianto di illuminazione pubblica, delle fonti di calore ed illuminanti degli immobili comunali, e con essi delle scuole, siano vecchi, decrepiti e mal funzionanti non è in dubbio e che il loro ammodernamento ed efficientamento sia da rifare è urgentissimo quanto indispensabile.
Che il degrado in cui versano tali impianti sia conseguente ad una politica istituzionale che negli anni ha ridotto gli enti locali a istituzioni di mera ratifica, prive di programmazione, lasciando sempre più al privato la progettazione e la gestione dei servizi.
Detto questo vogliamo anche sottolineare che per noi le operazioni, qualsiasi esse siano, è importante come vengono fatte tanto quanto farle. Questo investimento, ovvero questa privatizzazione in maschera, lo abbiamo ritenuto davvero fatto malissimo, anzi pesantissimo per le tasche dei cittadini.
Ed allora, andando al concreto: se vi dicessimo ad esempio che a fronte di un investimento dell’azienda di 4,4 milioni di euro ( il costo dell’intera operazione) sarà ripagato con un canone annuo di 860 mila euro per 25 anni dal comune pensate che sia cosa fatta bene? Per noi no.
Se vi dicessimo che appunto l’amministrazione Di Maio ha vincolato i sangiulianesi per 25 anni ad acquistare energia elettrica e gas dal solito fornitore indipendentemente da quanto ce la faranno pagare pensate che sia cosa fatta bene? Per noi no.
Se vi dicessimo che ad aggiudicarsi il bando di tutto questo lavoro necessario quanto urgente (probabilmente) sarà una multinazionale francese che si sta ramificando nel settore delle multi-utility in diversi territori toscani pensate che sia normale ? Per noi no.
In consiglio comunale, in sede di approvazione, abbiamo cercato di portare un’idea diversa, una proposta economicamente meno penalizzante per i sangiulianesi ed alcune nostre richieste a tutela sia dei dipendenti di Geste, che sinora hanno gestito il servizio, sia per Geste stessa che perdendolo si indebolirà. Proposte sensate ed in quanto tali accolte dal Consiglio.
Così come sono state accolte alcune richieste di garanzie per il Comune; purtroppo non ci è stato possibile condividere ed approvare il progetto perché pensiamo, tra le altre cose , che vincolarsi per 25 anni in un settore dove l’innovazione corre veloce sia sbagliato.
Ma soprattutto di fronte al fatto che gli 860 mila euro l’anno potrebbero essere insufficienti visto che la libertà dei futuri aggiudicatari del bando di variare il prezzo della fornitura delle energie è stata sancita dalla maggioranza e dalla giunta Di Maio.
No, per noi non è stato possibile accettare questa privatizzazione.
Con la pubblicazione del bando da parte dell’ AC che avverrà nei prossimi giorni una esigua possibilità di toglierci da questo capestro esiste ancora; speriamo ancora che Di Maio e la sua maggioranza rivedano questo modo di procedere magari accedendo direttamente a finanziamenti per il rifacimento degli impianti e poi rivolgersi al mercato individuando il miglior offerente per la fornitura delle energie, tenendo debitamente in conto le maestranze già in forza alla società in house ed il tessuto delle aziende locali che potrebbero far ricadere investimenti ed occupazione in un ambito sociale a portata di territorio.
Facciamo anche appello ai sangiulianesi affinché si attivino insieme a noi per evitare di consegnare il più grande progetto di ammodernamento che la giunta di Maio abbia mai pensato alle tasche ed ai conti esotici di multinazionali già sufficientemente ricche.

Rotture

Ieri sera in Consiglio Comunale si è vissuta una serata di fibrillazioni terminate in plateali spaccature. Una annunciata, l’altra a sorpresa.

Annunciato era l’abbandono, da parte della consigliera Minucci, del gruppo M5S per confluire nel nascituro gruppo misto. Minucci, che a seguito di varie modifiche statutarie dell’organizzazione grillina in cui lei non si riconosce più, ha spiegato all’assemblea (quasi come fosse un uditorio congressuale) che l’attuale m5s non ha più molto a che fare con quello che era al momento delle elezioni amministrative sangiulianesi e per questo auspicava che gli altri componenti del gruppo Giuliani e Marrocu, qualora non si smarcassero dalla controrivoluzione della casaleggio e soci, cambiassero casacca. In assenza di ciò si è trovata costretta lei, con profondo rammarico e disagio lasciato trasparire dal suo intervento fra il tecnico giuridico ed il melanconico, lasciare il Movimento.

Insomma un congresso politico trasportato nelle istituzioni. Gli altri tutti spettatori.
La seconda spaccatura, molto più seria e importante, si è  manifestata nel gruppo consiliare Democratico.

All’ordine del giorno del Consiglio c’era, oltre ad altri provvedimenti inseriti nel piano triennale dei lavori pubblici, la proposta di delibera della Giunta per l’assegnazione della sostituzione e  manutenzione degli impianti di illuminazione pubblica e riscaldamento e la fornitura di energie ad una società privata, una multinazionale francese attiva nel settore energetico. Il colosso francese di è fatto avanti attraverso una manifestazione di interesse che si dovrà quanto prima trasformare in un bando di assegnazione.

Il percorso di questa proposta di giunta non è stato sicuramente ben gestito all’interno della maggioranza sangiulianese ed in più, diverse problematiche giuridiche (parere dei sindaci revisori condizionato all’avvocatura e un ricorso al TAR già presentato da società concorrenti) hanno portato la maggioranza a vacillare sotto le continue richieste delle opposizioni di rinviare la pratica ad un consiglio successivo, dando il tempo alle opposizione di poter analizzare anche i documenti consegnati durante la seduta del consiglio comunale e a consentire approfondimenti e verifiche quanto mai necessari.


Quando alla prima votazione, sulla richiesta di rinvio che veniva dai banche delle opposizioni, in tre del PD si sono astenuti nel merito della pratica si è palesata la contrarietà sul tema da parte di alcuni consiglieri; contrarietà che si è concretizzata con la spaccatura tra il gruppo consiliare e la giunta Di Maio quando, a fine discussione, il segretario/consigliere del partito democratico sangiulianese Cecchelli ha fatto propria la richiesta di rinvio della votazione di 15 giorni  per gli approfondimenti necessari.
La cosa non solo ha tracciato un solco profondo tra giunta e gruppi di maggioranza, provocando facce tese e fibrillazioni, ma non ha nemmeno permesso al sindaco Di Maio di intervenire chiudendo lì la pratica e mettendo in serio rischio la possibilità di poter dar avvio ad iniziative pubbliche necessarie quanto programmate (ripristino dei muri a secco sul monte pisano, cassa di laminazione a Metato e impianto di fito-depurazione a Pugnano).

Non tutto il male vien per nuocere, almeno per noi. Abbiamo colto al balzo l’occasione del rinvio e la riapertura del confronto chiedendo, una volta finalmente in possesso di tutte le carte (anche se i quindici giorni promessi sono oggettivamente pochi), la convocazione dell’Avvocatura del comune al fine di chiarire termini e soggetti coinvolti nel contenzioso ma soprattutto i soggetti che sino ad oggi si sono occupati della manutenzione “energetica” del nostro comune, ovvero GESTE, sia nel management che nelle rappresentanti sindacali. Il cruccio più grande infatti è quello che, una volta privatizzato il servizio ed esternalizzate le lavorazioni, a farne le spese saranno proprio coloro che questo lavoro lo svolgono naturalmente per conto del comune. Sosteniamo infine, ma non per ultime, le nostre perplessità circa la convenienza ed opportunità del piano economico (puramente teorico ad oggi) che ci lega per 25 anni ad una società che si prenderà dai sangiulianesi circa 20 milioni di euro. Vogliamo vederci molto, molto più chiaro e dare il nostro contributo!