L’altrasangiuliano, di stazione in stazione: delusioni e speranze.


In data 16 novembre 2017, con la delibera di giunta n* 255, l’Amministrazione Di Maio dice addio alla stazione di San Giuliano Terme recedendo con 5 anni di anticipo dalla convenzione stipulata con RFI per la presa in carico della stazione del capoluogo.

Non passano che pochi giorni (il 24 novembre) ed ecco l’approvazione della delibera n 260 in cui si dà il via libera alla firma di una nuova convenzione questa volta per la stazione di Ripafratta

La cosa ci incuriosisce.

Non tanto per Ripafratta, soluzione che auspicavamo da tempo e per la quale abbiamo provveduto ad indicare al Sindaco ed ad alcune associazioni la via burocratica, infatti non può che far piacere che venga recuperato un immobile di proprietà pubblica per la comunità.

Ci incuriosisce come con tanta facilità si possa recedere dalla presa in carico di una struttura in cui si è investito negli anni tantissimo, ennesimo segnale di improvvisazione e mancanza completa di programmazione.

Leggendo la delibera pare di capire che con un semplice verbale sullo stato pietoso in cui versa la struttura si possa abbandonare ciò che doveva essere il “biglietto da visita” del comune termale, si possa non tener di conto dei milioni di euro spesi in pochi anni per portarla al suo utilizzo dopo decenni di abbandono da parte delle ferrovie riconsegnandola nei fatti al degrado e all’abbandono (vedasi la condizione attuale della stazione di Ripafratta).

Una più accurata attenzione, una testarda ricerca di sinergia tra enti pubblici e realtà associative del territorio, una riorganizzazione degli spazi e delle funzioni  siamo convinti che possano far si che la stazione di San Giuliano Terme non venga ricacciata nel degrado, nell’abbandono e riattivata alla sua funzione di accoglienza della frazione capoluogo.

Non è passato molto tempo da quando avevamo proposto di estendere la convenzione agli appartamenti vuoti agli ultimi piani; questo avrebbe potuto dare casa a due famiglie (che avrebbero potuto manutenere gli spazi comuni) così , come oltre alla sede della pro loco – allontanata non certo con la loro condivisione – , altre associazioni potevano trovare spazi contribuendo alla vita dell’edificio.

Invece, senza nemmeno redigere un atto in cui si manifestassero le responsabilità e soprattutto una previsione di spesa per quantificare economicamente i costi necessari per risolvere i problemi esistenti, si buttano via anni di investimenti pagati con i soldi dei cittadini sangiulianesi e soprattutto si sconfessa la scelta di aver ridato vita ad una zona periferica del capoluogo.

Tutto ciò non è certo un buon viatico con cui  guardare con fiducia alla futura esperienza “Ripafrattese”.