Commissione di indagine Cerratelli: “Bene l’approvazione della relazione e l’accertamento delle irregolarità. Ora l’amministrazione proceda con le denunce altrimenti si faccia da parte”

E’ giunto alla fine, nei tempi e nei modi previsti dal regolamento, il lavoro della Commissione Speciale di Indagine sui rapporti fra il Comune e l’Ente Cerratelli. L’intera Commissione prima e l’unanime approvazione del Consiglio Comunale dopo hanno messo nero su bianco la storia di tredici anni di sperperi ed irregolarità.

Dopo decine di sedute di approfondimento ed audizione, che hanno visto sfilare per le sale di via Niccolini tutti i responsabili di una esperienza fallimentare dal lato economico ed insostenibile da quello culturale, è giunto il momento che così come promesso l’Amministrazione comunale faccia quanto in suo potere affinché si provveda a denunciare chi ha sbagliato e ci si impegni prima possibile per il recupero del maltolto.

Uno scherzetto, quello dell’avventura Cerratelli, che alle casse del comune è costato non meno di 3 milioni di euro.

Le opposizioni sangiulianesi chiedono con forza che, dopo la pubblica ammissione fatta dal Sindaco in merito alle colpe di omessa vigilanza, ci sia un sollecito cambio di rotta e che non si continui a nicchiare col rischio di vedere impuniti quanti hanno gravi ed acclarate responsabilità in merito.

Il Sindaco e la Giunta facciano realmente e presto tutto quanto in loro potere; Mettano davvero un punto a capo alla situazione oppure si facciano da parte nel caso che le troppe situazioni di interesse della maggioranza e delle forze che la compongono non consentano di far tornare i cittadini e le cittadine sangiulianesi in possesso di quelle ingenti risorse che sono andate negli anni a favore di pochissimi.

Il tempo della tattica è finito, è l’ora che la giustizia faccia il suo corso.

 

Le opposizioni consiliari sangiulianesi

Relazione Finale Indagine 6 11 17

Il Consiglio di San Giuliano Terme dice basta all’austerità! Via SUBITO il Fiscal Compact

Il consiglio comunale di San Giuliano sul fiscal compact fa eccezione e, per quanto ci riguarda, speriamo possa fare anche da apripista.

Sono passati circa dieci anni dal lancio della più grande campagna di marketing sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici del mondo. Il marchio CRISI, nonostante i numerosi tentativi di mascheramento e le timide iniziative di contrasto, ci ha portato grandi cambiamenti: condizioni salariali arretrate di  50 anni, diritti pressoché azzerati, politiche di austerità che hanno fatto venir meno grosse fette dello stato sociale duramente conquistato e garantito dalle lotte della classe lavoratrice.

Ciò nonostante il marchio CRISI si porta ancora bene ed il suo fantasma aleggia ogni qualvolta si torni a reclamare quelle condizioni minime che garantirebbero il pieno sviluppo della persona umana, al lavoro come nelle scuole, negli ospedali, nelle città come nelle provincie o periferie.

I pilastri su cui si è incardinata la crisi sono due; da un lato il senso di colpa: “avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità”. Dall’altro, ben più subdole, precise scelte politiche consigliate (per non dire imposte) agli stati più poveri come il “FISCAL COMPACT”.

In soldoni: Basta spesa sociale (- 50 mld fino al 2032). Si tira la cinghia. Se non fosse che questo taglio selvaggio va a ricadere sulle spalle di chi già è pressoché senza risorse per lo sviluppo e purtroppo, senza idee. Gli enti locali.

Il taglio dei trasferimenti statali è stato una vera e propria scure sulle politiche locali. Gli enti si trovano a dover fare le nozze coi fichi secchi, spesso rinunciando anche ai fichi. Il Fiscal Compact, anche attraverso la restrizione delle finanze degli Enti Locali messe in atto dal Governo italiano in sua attuazione, sta determinando gravi conseguenze per la parte più debole della società . Gli Enti Locali, privati dalle politiche di austerità di vera autonomia, sono sempre più spesso costretti a tagliare servizi essenziali ed aumentare la pressione tariffaria e fiscale, in particolare sulle fasce a reddito più basso. E così anche alcune forze politiche che l’hanno voluto, sostenuto e imposto cominciano probabilmente a rendersi conto che c’è bisogno di intervenire, consistentemente, sul tema.

Per questo motivo, con una mozione che abbiamo presentato alla discussione in Consiglio ed approvata all’unanimità, abbiamo chiesto al Parlamento di  ritirare l’adesione al Fiscal Compact ed, in ogni caso, di opporsi al suo inserimento definitivo e al massimo rango nella legislazione dell’Unione Europea.

Questo perché è l’ora che comincino a pagarlo, questo beneamato Marchio del Lusso detto CRISI, quella percentuale di ricchi e padroni che, alle spalle di tutti, continuano da 10 anni, beati ed incontrastati, a far crescere le proprie ricchezze!