A fuoco lo Chalet dei Laghetti: ora più che mai c’è da difendere l’area dagli appetiti speculativi

“… ed oggi la sensazione è che qualcuno abbia voluto mandare in fumo quel lavoro più che il manufatto. Vengono in mente altre strane coincidenze … “ Con queste parole dalle pagine de Il Tirreno l’assessora Vanni, a nostro avviso, lancia un serio e preoccupante messaggio per il territorio Sangiulianese e per i suoi cittadini. E ciò avviene in occasione di un episodio che coinvolge un area che da anni è al centro di interessi tali che, nonostante la sua ottima collocazione ambientale e di pregio naturalistico, non ha trovato uno sbocco di sviluppo e accoglienza socio turistica: quella dei Laghetti di Campo.

L’assessora, con l’intervista rilasciata quando ancora i fumi dello chalet salivano al cielo, mette in connessione quello che poteva essere uno dei tanti insopportabili atti vandalici – spesso figli dell’incuria, dell’abbandono e del totale disprezzo del bene comune –  con la  “manifestazioni di interesse” indetta dall’ A.C., bando con cui ha chiuso una fase di studio e programmazione sulla zona mettendola a disposizione per un suo recupero.

Questo accostamento se mai ce ne fosse bisogno riporta alla luce i grandi interessi che si manifestano su quell’area; come non  ricordare che la parte di proprietà privata che da anni pur avendo dismesso la produzione di mattoni non ha ancora minimamente ottemperato ai suoi impegni lasciando i manufatti profondamente degradati e strade aperte per conversioni urbanistiche. Come non ricordare che proprio poche settimane fa in una assemblea del circolo Arci, i soci, hanno giustamente bocciato l’idea di partecipare alla manifestazione di interesse con motivazioni prevalentemente legate ai vari interessi che intreccerebbero con un eventuale progetto di recupero.

Di queste questioni e delle preoccupanti parole rilasciate alla stampa dall’assessora Vanni chiediamo all’A.C quanto prima di riferire in Consiglio, mettendo a conoscenza l’assemblea di tutti i progetti presentati per la manifestazione di interesse e di quali siano le iniziative che intende prendere a tutela dell’area affinché essa venga tolta dagli appetiti speculativi e nella speranza che venga finalmente messa a disposizione del territorio e dei cittadini sangiulianesi.

Come gruppo consiliare de L’altra Sangiuliano, intensificheremo il nostro impegno affinché eventuali strategie di imposizione private non trovino spazio sul nostro territorio e auspichiamo che, se troveranno conferme le preoccupazioni dell’assessora Vanni, l ‘ A.C. non si faccia intimorire ma,  escutendo  la fideiussione, avvii una urgente e indispensabile bonifica dell’area, sopratutto dalle coperture di amianto presenti, e metta i laghetti a disposizione della comunità Campigiana e Sangiulianese.

L’ AltraSanGiuliano, Hotel Granduca; bene la solidarietà ma atti concreti ed efficaci erano possibili e non si sono praticati. L’agonia avanza!!!

Le parole del Sindaco che hanno seguito l’ennesima asta andata deserta per l’ex Hotel Granduca possono ad un primo impatto anche far piacere; annunciare lo “stare dalla parte” delle lavoratrici e dei lavoratori di questi tempi non è cosa frequente, non tutti lo fanno.

E’ altrettanto vero ed incontestabile che il solo annunciare vicinanza senza compiere atti efficaci e incisivi che una figura istituzionale potrebbe concretamente e immediatamente mettere in atto incidendo nella vita di lavoratrici e lavoratori, almeno in noi, attiva quella stizza e fastidio che in troppe occasioni e da troppo tempo ci troviamo a provare.

Ci piace immaginare che anche le lavoratrici e i lavoratori dell’ex Hotel Granduca alla lettura delle parole del Sindaco – nel rispetto delle figure istituzionali –abbiano silenziosamente detto “grazie ma a noi la vicinanza ci fa una mazza” ( pardon!!! )

E pensare che appunto un Sindaco, come un Prefetto, ha a disposizione le normative per esser efficaci proprio con i lavoratori e lavoratrici; in gergo – e in questo caso – si chiama requisizione temporanea a canone concordato

In attesa che il tribunale faccia il suo iter, lunghissimo iter, inerente ai vari fallimenti, l’albergo avrebbe potuto continuare a funzionare e, cosi come mesi fa avevamo proposto, suddividendolo e destinandolo anche ad altre tipologie di utilizzo oggi il palazzone anziché essere un immobile in stato di abbandono e degrado nel pieno centro della cittadina termale sarebbe ancora un luogo in grado di offrire opportunità e realizzazione lavorativa per molte persone.

Ma si sa, in questo paese sempre più e sempre più con insistenza si va sui giornali a dare vicinanza, solidarietà alle lavoratrici e lavoratori mentre le soluzioni si offrono zitti zitti ai padroni. Speriamo che non sia ( per ) sempre così.