L’altra San Giuliano parla della luna, Sindaco e Presidente si fermano al dito

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Davvero stavolta ci saremmo aspettati una risposta di tutt’altro tono da Sindaco e Presidente del Consiglio all’articolo col quale denunciavamo la paralisi democratica imposta al confronto politico di San Giuliano.

Abbiamo chiesto di rimettere in moto il confronto democratico, ci viene risposto che l’amministrazione lavora a pieno ritmo.

Chiediamo di confrontarci sulla situazione GESTE viste le sollecitazioni e preoccupazioni di cittadini e lavoratori e vengono elencati in ordine sparso vari lavoretti.

Chiediamo di affrontare urgentemente la situazione degli appalti per le pulizie e servizi e ci viene risposto con un silenzio assordante.

Aspettiamo di riscuotere oltre un milione di Euro dalla ditta Donati di Campo e lui ci informa di aver deliberato per l’asfaltatura di strade e il ripristino dei marciapiedi.

Abbiamo chiesto con forza di non regalare ulteriori privilegi alle compagnie telefoniche ed il Sindaco ci informa che la rete al Parco della Pace viene finalmente ripristinata (e ci mancherebbe altro!).

Potremmo continuare con un elenco ben più lungo: Emergenza abitativa, tangenziale di NORD-EST (un altro milione che se ne va per la progettazione), Nuovo complesso sanitario privato di prossima realizzazione a San Giuliano (di cui consiglio e comunità conoscono ben poco) e altri vari consigli comunali aperti deliberati e mai convocati.

Non abbiamo messo in discussione il lavoro di Sindaco e Giunta ma abbiamo chiesto di far ripartire consigli e commissioni; il Sindaco ci risponde che la priorità e risparmiare su gettoni e convocazioni (Ma davvero?).

Ciò che abbiamo voluto denunciare è la non indipendenza della vita democratica all’interno dell’istituzione che non rappresenta un freno per l’attività amministrativa, bensì uno stimolo irrinunciabile.

Quello che non accettiamo è la subalternità del Consiglio rispetto alla Giunta, subalternità aggravata dalla personalità del Sindaco che, come testimoniato da questa risposta, non riconosce nel consiglio comunale l’organo sovrano dell’amministrazione comunale.

Chi ha paura della normalità?

Ormai da oltre due mesi l’attività consiliare è tenuta in stand-by; se è vero che a fine luglio un consiglio è stato convocato (per obbligo legislativo) è altrettanto vero che qui da tempo non ci si confronta, né si discute né si possono fare proposte alternative per amministrare il nostro comune.

Con l’approssimarsi della fine di settembre il letargo imposto agli organi democratici comunali (a mente) non ha precedenti e non sarà certo una convocazione – tardiva – di una commissione o di un consiglio a testimoniarne il risveglio. Ci vorrebbe ben altro.

Poco importa se al protocollo giacciono atti ormai vecchi, sopraffatti dal corso degli eventi, poco importa se si sommano criticità importanti a cui sarebbe urgente più che mai dare risposta. Il palazzo dorme, nessuno lo disturbi. O meglio, dorme “narcotizzatolo spazio del confronto democratico. Le stanze di Sindaco e Giunta lavorano (o almeno si spera) sopratutto ora che nessun confronto o nessuna “altra proposta” possono intralciarne il cammino. “Democrazia orpello inutile”, si diceva.

Stentiamo a riconoscere la nostra comunità dentro questa amministrazione. Stentiamo a sentire come sangiulianese questa paralisi imposta proprio a quelle sedi che, per decenni, hanno guidato nel confronto democratico l’avanzamento sociale di una delle più vive e ricche realtà dell’area Pisana.

Oggi come oggi pochi sanno e pochi fanno. Un’oligarchia de facto che prepotentemente si impone a dispetto di un quadro che a suo tempo (ultime amministrative) ci delineò una forza molto più esigua di quella percepita oggi.

Da tempo chiediamo un’inversione di tendenza tangibile. Allargare la partecipazione, contingentare e programmare il lavoro consiliare, dare seguito ai molti impegni trasversalmente sottoscritti in sede di consiglio e perseguire sulla strada del confronto fattivo.

Stanti così le cose non possiamo che prendere atto di una volontà nettamente contraria.

A San Giuliano chi ha paura della normalità? Chi ha paura del confronto?

Il sistema appalti ha fallito: proposte per un’alternativa

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Non c’è ormai più alcun dubbio sul fatto che, sebbene pensassimo di averne già viste di tutti i colori, il mondo dei lavori appaltati dalla P.A. riserva sempre qualche scenario inaspettato. L’unica certezza è che ciò a cui siamo costretti ad assistere da spettatori sono solo varie declinazioni di un fallimento conclamato e degenerato in farsa.

L’ultimo paragrafo della saga, a dir vero poco avvincente, lo scrive nel nostro comune il sistema delle pulizie degli immobili comunali. Un servizio ormai unanimemente riconosciuto come insufficiente e che ricade per intero (fortunatamente non per imperizia o incapacità) sulle spalle delle poche addette del settore. Persone che, nonostante uno stipendio INDECOROSO, portano avanti nel limite delle loro oggettive possibilità un processo organizzativo e lavorativo che è fallito.

In questo caso il Comune, seguendo la “moda” del Pubblico, ha delegato in appalto tale servizio attraverso un regolare bando di gara col solo scopo di soddisfare due necessità: risparmiare e “liberarsi” di forza lavoro che, vista oggi come oggi, è percepita come un orpello ormai inutile. E poco importa se poi, in fondo in fondo, chi porta a compimento il servizio sono lavoratrici e lavoratori. Con la delega da appaltatore l’ente pubblico si sottrae anche al controllo dei contratti di lavoro che, ad una vista anche distratta, si rivelano contratti da sfruttatori e totalmente inadeguati a soddisfare il servizio stesso. Poche, pochissime ore e dislocate a chilometri di distanza; processi lavorativi mal diretti e scoordinati.

Quello che però salta all’occhio di chi controlla (ripeto – anche distrattamente) è il solco tra quanto speso per il servizio e quanto effettivamente tale cifra sia lontana dalla somma dei compensi degli addetti alle pulizie. Vi saranno sicuramente settori degli appalti dove il lavoro concettuale o l’acquisto di mezzi e strumenti possa rappresentare gran parte della spesa ma di certo nessuno di noi può ritenere che le pulizie ricadano in questi casi.
Come non pensare quindi che la distanza tra la spesa ed il costo del servizio effettivamente reso sia la cifra di quanto realmente ci costa il sistema appalti e che tale cifra, oggi come oggi, risulti inaccettabile?

La chiave di volta di questi bei pastrocchi si chiama “re-internalizzazione” dei servizi e ritorno a contratti collettivi dove massimi e minimi siano si chiari ma sopratutto umani e dignitosi!

All’Amministrazione Comunale sangiulianese lanciamo un appello: pretendere dalle ditte appaltanti che l’importo destinato al servizio per le pulizie vada in gran parte alle lavoratrici così da implementare le ore di lavoro e rendere lo stipendio dignitoso; diversamente programmare un integrazione del proprio organico (o della propria propaggine “in-house”) che vada a soddisfare il proprio bisogno di un servizio ben reso e che tenga in debito conto la posizione degli addetti attuali che, davvero, non meritano di finire per strada per le colpe di un sistema che sino ad oggi li ha solo stritolati.