Non sono i piani PEEP ad attenuare l’emergenza abitativa. Si metta mano a nuovi strumenti per reperire alloggi popolari

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“Alloggi popolari”: la mente corre subito subito ai condomini, ai quartieri che in passato gli enti pubblici (Stato e Regioni) provvedevano a realizzare con proprie risorse e successivamente ad assegnare a canone contenuto attraverso graduatorie pubbliche ai cittadini meno abbienti. I PEEP (Piani per l’edilizia economica e popolare ) proprio per come erano stati concepiti servivano a dare una casa a chi non l’aveva e non se la sarebbe mai potuta permettere nel regime del libero mercato.

Oggi, fase storica della dismissione di tutto ciò che è pubblico, i PEEP sono stati asserviti alla sola edilizia agevolata, realizzata da privati (promotori immobiliari o cooperative edilizie) in cui gli operatori pubblici hanno ruoli marginali, destinata a fornire alloggi in locazione o in proprietà a categorie sociali collocate ben oltre la soglia di povertà. Le aree PEEP sono individuate dal Comune all’interno del Piano Regolatore e il soggetto che concorre all’assegnazione è caricato di tutte le spese inerenti la loro realizzazione compresi l’esproprio e le opere di urbanizzazione ed è d’altro canto obbligato a costruire secondo massimali di costo imposti dalla Regione.

Per questi motivi quando l’altro giorno abbiamo letto sulla stampa della costruzioni di 108 “alloggi popolari” a San Giuliano non sapevamo se ridere per la bufala o rattristarci pensando alle false aspettative che si stavano creando.

Riepilogando: il Comune di San Giuliano ha individuato un piano PEEP che per vari motivi dal 2006 ad oggi non è stato realizzato. Certo la crisi ha fatto la sua parte ma a nostro avviso la causa è da ricercare anche in una previsione urbanistica inadeguata e inefficace: i comparti PEEP, così come individuati, evidentemente non avevano i requisiti di convenienza per essere costruiti, visti l’enorme quantità di opere di urbanizzazione, i costi di esproprio ed i massimali di costo imposti, rispetto alle quantità di volume e superficie realizzabili.

Se come dice l’amministrazione, le previsioni urbanistiche non sono variate, ma si è modificato il Regolamento solo per adeguarlo ai nuovi quadri normativi regionali e nazionali si rischia non solo di fare propaganda su una questione dolorosa e aperta come è il diritto alla casa, ma andando avanti di questo passo, di aggravare ancor più la già grave crisi di alloggi per le fasce sociali svantaggiate.

Da sempre pensiamo e proponiamo che gli enti pubblici debbano essere attori principali in una politica sulla casa che tenda davvero a ridurre il disagio abitativo e si faccia carico davvero della realizzazione di alloggi popolari.

Per questo auspichiamo che ben presto le previsioni urbanistiche di quelle aree vengano riviste e modificate e che nuovi strumenti vengano progettati con spirito innovativo e lungimirante, che a San Giuliano come nei comuni dell’area pisana, si adottino i sistemi dell’autorecupero e dell’autocostruzione con la giusta convinzione e determinazione, che si utilizzino gli alloggi invenduti e che si ricorra anche a sistemi diversi, come la requisizione temporanea con canone concertato, per il reperimento di alloggi sociali.

Solo con queste misure l’amministrazione Di Maio potrà non illudere coloro che vedono tradito il loro diritto alla casa e svolgere davvero la funzione di interesse generale e di riduzione del disagio abitativo, nella salvaguardia della coesione sociale.

LA BANDIERA SAHARAWI NON E’ UN PEZZO DI ARREDAMENTO

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“Stiamo rivedendo l’arredamento del Palazzo Comunale” questa la risposta della Sindaca Susanna Ceccardi alla domanda sul perché nella Sala Consiliare non fosse più presente la bandiera del Popolo Saharawi.

Per qualcuno, in questo caso per il primo cittadino del comune di Cascina, la bandiera saharawi è solo un pezzo di arredamento. Per i saharawi la bandiera è un valore assoluto. I suoi colori simboleggiano la loro storia:

il verde indica la loro terra di origine, il Sahara Occidentale che si affaccia sul mare più pescoso dell’atlantico, il nero è l’oppressione subita per l’invasione avvenuta 41 anni fa, il rosso è il sangue versato da molti di loro, il bianco è la pace che desiderano e in cui sperano. Se il loro sogno di libertà si avvererà, se riusciranno un giorno a tornare nelle città di un tempo, il verde che ora sta in basso, prenderà posto in alto nella bandiera.

Averla tolta dalla sala del Consiglio comunale è quindi l’ennesimo affronto verso questo popolo che da oltre quarant’anni ormai vive profugo nel deserto algerino, vittima di vessazioni e soprusi e di ingiustizie internazionali. E’ altresì un gesto irrispettoso nei confronti di chi in tanti anni ha sostenuto il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi: amministrazioni, associazioni, cittadini.

Il PRC di San Giuliano, vicino da sempre alla causa saharawi, è solidale con chi in questi giorni ha manifestato il proprio sdegno per questo gesto privo di ogni sensibilità politica e sociale ed è ancor più vicino a quei bambini saharawi ed ai loro accompagnatori che, grazie ai patti di amicizia ed ai progetti di accoglienza, proprio in questo periodo sono presenti nel nostro territorio.

Tangenziale Nord Est: basta con investimenti inutili, dirottiamo i finanziamenti nella valorizzazione del territorio

In questi giorni si moltiplicano gli annunci e le attività delle giunte del Comune di Pisa, di San Giuliano e della Provincia di Pisa per dare il via libera allo stanziamento di un milione di euro finalizzato alla progettazione definitiva della Tangenziale Nord-est, ennesima vecchia e dannosa grande opera che inciderà negativamente sul territorio e l’ambiente, amplificando anziché risolvendo i problemi legati alla mobilità che già esistono nell’area pisana.

La documentazione ufficiale prodotta negli ultimi anni evidenzia infatti come questo sia un territorio a elevata pressione edificatoria e come le piene dell’Arno siano oggi potenzialmente più pericolose per gli insediamenti, anche perché in alcune zone si è costruito in aree a rischio idraulico. I tessuti insediativi continuano a crescere, le aree agricole sono sempre più frammentate, abbandonate e soggette a fenomeni di intensificazione che determinano un inquinamento crescente del suolo e delle acque superficiali e sotterranee. Si parla di frammentazione del paesaggio, di perdita di biodiversità, e, dulcis in fundo, si evidenzia un alto tasso di inquinamento dell’aria, ed elevati volumi di traffico su gomma. Con gravi conseguenze anche sul piano acustico.

Tutto questo è il prodotto del modello di sviluppo perseguito sino ad oggi e, a fronte di questo, gli obiettivi di sostenibilità enunciati da piani e programmi negli ultimi 20 anni non sono mai stati raggiunti.

Il caso della famigerata tangenziale N-E si inserisce a pieno titolo in questo quadro: un’altra grande opera concepita ormai una quarantina d’anni fa che presenterà impatti pesantissimi sia sul piano ambientale e paesaggistico, sia su quello socio-economico. Perché non investire sull’innovazione, sul turismo e sull’agricoltura sostenibile, su produzioni di qualità, sulla mobilità alternativa?

Si continua invece a favorire la mobilità privata, causa di tutti i problemi ambientali sopra citati, quando ci sono dati che parlano chiaro: gli spostamenti interessano soprattutto tratte ben precise, e avvengono per la stragrande maggioranza negli stessi orari. Sarebbe dunque semplice riuscire a dare un servizio di mobilità pubblica efficace e sperimentare concretamente forme alternative di mobilità quali il car pooling e il car sharing.

Ricordiamo che il progetto della tangenziale prevede una spesa di oltre 70 milioni di euro (e chissà quanto si spenderà davvero alla fine!) per un’opera che cancellerà per sempre le potenzialità di sviluppo sostenibile nelle zone che attraverserà.

Noi siamo convinti che questa scelta sia un grave errore e costituisca uno spreco di risorse preziose che invece si potrebbero utilizzare per realizzare un sistema dei trasporti pubblici sostenibile e accessibile a tutti, un recupero delle aree periurbane che punti sull’agricoltura biologica e di qualità, una ricucitura del territorio che permetta ai sistemi naturali di rimanere vivi e attraenti per il turismo, anche in connessione al patrimonio storico e artistico (Acquedotto Mediceo su tutto). Eccolo, il nuovo che serve davvero!

Nei prossimi giorni la Regione si pronuncerà per dare il via libera allo stanziamento dei finanziamenti per un primo lotto di entità insignificante, mentre sulla stampa si discute di nuovi protocolli di intesa tra gli enti per procedere per i diversi lotti. Di tutto questo persino i consigli comunali sono tenuti all’oscuro e non si conoscono i dettagli delle operazioni annunciate.

Ci opporremo a tutti i livelli alla partenza di quest’opera, e al contempo riteniamo indispensabile che ci sia la massima trasparenza sui passaggi che i diversi esecutivi, da quelli comunali a quello provinciale fino a quello regionale, stanno compiendo. Per questo chiediamo di affrontare immediatamente la questione, prima che sia siglato qualsiasi tipo di protocollo o ulteriore stanziamento sull’opera, nei consigli comunali di Pisa e San Giuliano in una riunione congiunta delle commissioni urbanistiche degli stessi comuni. I sindaci e il Presidente della Provincia vengano a riferire in questi organismi.

Invitiamo anche  le associazioni ambientaliste, i comitati, i movimenti e i cittadini ad una battaglia comune per riaffermare con decisione l’opposizione del passato, affinché il PD si fermi prima di compiere questo ennesimo scempio.

 

Rifondazione Comunista Pisa, Una città in comune, L’altrasangiuliano